giovedì 8 ottobre 2009

Situazione disastrosa......e chi ce ne parla?


La situazione economica e dei mercati italiani continua a tessere le sue vittime e nessuno ne parla attraverso i canonici mezzi di informazione.
La situazione catastrofica l'avvertiamo solo noi, consumatori, e li fuori si fa finta di nulla.
I settori trainanti della nostra economia come l'agricoltura, l'industria e il nostro commercio fatto di piccole aziende per la maggior parte a conduzione familiare vacilla e sta per cadere.
A tal proposito interviene il presidente Giuseppe Politi chiedendo a gran voce risposte chiare e decise sulla situazione agricola del paese al governo e interventi straordinari e concreti a sostegno degli agricoltori.
Sentite cosa ci dice il Presidente in un suo intervento:
I costi per le imprese agricole sono ormai alle stelle. Tra mezzi di produzione (concimi, mangimi, sementi, antiparassitari, gasolio), oneri contributivi e burocratici, siamo in presenza di un peso sempre più insostenibile per gli agricoltori che, oltre a perdere competitività sui mercati, vedono ridurre in maniera drastica i propri redditi. Negli ultimi dieci anni, dal 1999 al 2008, abbiamo assistito ad aumenti che superano abbondantemente il 300 per cento. Una trend che si è confermato anche nel primo semestre del 2009. Da parte del governo solo promesse, ma niente misure concrete per ridurre questi costi. Sia i sei decreti anticrisi, varati nei mesi scorsi, che la finanziaria per il 2010 trascurano i problemi molto complessi del settore. A lanciare il nuovo grido d’allarme è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che rinnova l’invito ad adottare immediati e straordinari interventi, confermando lo stato di mobilitazione sull’intero territorio nazionale.

“L’agricoltura -ha rimarcato il presidente della Cia Giuseppe Politi- è il solo settore che, con la manovra economica per il prossimo anno, subisce un aggravio fiscale e contributivo. Vengono, infatti, cancellate le agevolazioni previdenziali per le imprese agricole che operano nelle aree svantaggiate. E questo comporta un onere aggiuntivo per gli agricoltori di circa 200 milioni l’anno. Vengono, inoltre, tagliate le agevolazioni fiscali sulle accise del gasolio per le coltivazioni sotto serra, per l’acquisto e la rivalutazione dei terreni agricoli, con un onere di oltre 150 milioni l’anno”.

“A questo si aggiunge -ha sottolineato Politi- il mancato finanziamento del Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali. Un problema che ha costretto molti produttori agricoli a costi assicurativi elevati ed altri a non sottoscrivere alcuna polizza. E le conseguenze sono facilmente immaginabili. Per questa ragione chiediamo al governo risposte “pronte e valide”.

Attualmente i costi produttivi incidono nella gestione aziendale agricola, in media, tra il 60 e l’85 per cento. Solo nello scorso anno l’incremento è stato del 10,6 per cento. E per quest’anno si prevede una crescita tra il 9 e l’11 per cento. Non solo. A questi incrementi, che negli ultimi anni hanno frenato l’attività imprenditoriale con un crescendo impressionante, si sono aggiunti anche gli oneri previdenziali (in poco meno di due anni sono cresciuti del 25,7 per cento) e quelli di carattere burocratico. Oneri pesanti che si traducono in forte ostacolo alla crescita economica delle imprese, con incidenza negativa notevole sull’occupazione e la competitività.

“Per questa ragione nella piattaforma della nostra mobilitazione -ha rimarcato il presidente della Cia- abbiamo sottolineato alcune precise priorità. Fra queste, la fiscalizzazione degli oneri nelle zone svantaggiate e montane, con l’allargamento delle agevolazioni ai settori in crisi; l’estensione a tutte le attività agricole e zootecniche dell’accisa zero per il gasolio e la riduzione al 4 per cento dell’aliquota Iva sui carburanti utilizzati nelle attività agricole a tutto il 2010; il finanziamento del Fondo di solidarietà per calamità naturali; la riduzione del 50 per cento delle aliquote Iva relative all’acquisto dei beni e servizi necessari allo svolgimento dell’attività agricola e la fissazione al 4 per cento dell’Iva sulle nuove strutture realizzate nell’ambito del Piani di sviluppo rurale; l’aumento della dotazione finanziaria per il credito d’imposta per l’imprenditoria giovane”.

Per ciò che concerne il discorso del commercio vorrei invece segnalarvi quello che dice Beppe Grillo sul suo Blog, con dati alla mano:

Da gennaio a giugno 2009 hanno chiuso in Italia 36.000 negozi. 6.000 AL MESE. 200 al giorno. A fine anno le previsioni di Confesercenti sono di MENO SETTANTAMILA. Soprattutto a conduzione famigliare. Resistono le grandi catene. Un calcolo prudenziale, pur tenendo conto dell'apertura di nuovi negozi, è di almeno 200mila persone senza lavoro quest'anno. I negozi chiudono per la crisi, per la mancanza di ottimismo dei consumatori, per la concorrenza dei supermercati e per le tasse. Sui primi tre punti è difficile intervenire, sull'ultimo invece si può. I negozianti devono pretendere l'uguaglianza fiscale di fronte alla legge. Se i grandi evasori pagano il 5% per lo Scudo Fiscale, anche il commercio al dettaglio deve avere un'aliquota massima del 5%. Altrimenti, come dice Mavalà Ghedini, la legge è uguale per tutti, ma l'applicazione è diversa. Macellai, cartolai, fruttivendoli, droghieri, pizzicagnoli e panettieri allineate le vostre tasse dei negozi a quelle sui capitali mafiosi. Seguite il consiglio di un mio amico di Reggio Emilia:
"Hai parlato di sciopero fiscale. Beh senti questa. Me ne parlava un amico un'ora fa. Sua moglie commerciante con negozio a Parma è incazzatissima per lo scudo fiscale. Entra una signora telerimbambita ed inizia la manfrina: "Ma ha visto che scandalo Annozero? Devono chiudere quella trasmissione, comunisti, assassini, povero Silvio...bla,bla"... Lei ascolta non dice niente ed alla fine dopo che la cliente ha pagato le dice: "Signora oggi ho deciso. Non le faccio lo scontrino dal momento che tanto 300 miliardi di euro di evasione fiscale Berlusconi li ha condonati. Quindi ora anche io lo faccio. Che ne dice?" La cliente telerimbambita è rimasta inebetita...è andata in tilt non sapeva che dire...ed è uscita con la coda tra le gambe dicendo: "Eh si, forse ha ragione...".
E se organizzassimo la diffusione di una protesta di questo genere. COMMERCIANTI che aderiscono e mettono il cartello:
"OGGI NON FACCIO LO SCONTRINO. CONTRO LO SCUDO FISCALE CHE CONDONA 300 MILIARDI DI EURO DI EVASIONE"

Traete voi le conclusioni.

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